Contraccademia

Racconti: viaggio nella pittura di Miguel Gomez

Prosegue senza sosta il viaggio alla scoperta degli artisti della Contraccademia.

Si tratta di camminare tra i colori e perdersi in un tratto di pennellata o in un orizzonte disegnato in cui sembra di rispecchiarsi e ritrovarsi. Oggi abbiamo incontrato Miguel Gomez, direttore artistico di Bibart, Biennale Internazionale d’Arte di Bari e del progetto Contraccademia, oltre che di numerosi progetti nazionali ed internazionali volti alla valorizzazione del territorio pugliese e degli artisti.

Già da piccolo conosce e frequenta gli atelier di Pablo Picasso e Bernard Buffet. Ma è l’incontro con Salvador Dalì che segnerà definitivamente la strada di Miguel Gomez, avvicinandolo all’arte in tutte le sue forme ed espressioni. Frequenta il liceo artistico a Bari e a 19 anni, per circa un anno, gira l’Europa come artista di strada. Rientra in Italia e frequenta l’Accademia di Torino. Dal 1987 al 1994 si dedica all’incisione collaborando con artisti quali Emilio Greco, Aligi Sassu, Renzo Vespignani, Enrico Baj. Dal 1994 si dedica alla ricerca di nuove espressioni artistiche e dal 2009, oltre che con la pittura, Miguel Gomez si esprime attraverso la body art, la performance art, la video art e installazioni. Nel 2013 collabora, producendo un video art e performance  per  l’artista Vincenzo Lo Sasso (artista che fatto parte della factory di Andy Warhol)  partecipando con un video art  “The creature of birth and sorrow, alla mostra “I fiori dell’aglio” e con una performance “Naked time” alla mostra , sempre di Lo Sasso, “Mater il futuro I love my ghost”  nei Sassi di Matera. Sempre nel 2013 collabora con una sua performance di body art alla mostra antologica del M° William Tode, ultimo artista vivente del gruppo dei neorealisti ed ex direttore dell’ufficio studi del museo degli Uffizi di Firenze. Nel 2014 partecipa a “Pollination London Biennale” Londra-GB. 2016 mostra per il Museo dei Papi nel Duomo di Torino e proiezione di un suo video art nel teatro Romano di Aosta.  Il studio/Atelier è situato  in una  chiesa del 1600, Santa Teresa dei Maschi, nel borgo antico di Bari. Gomez ha esposto a: Freiburg, Karlsruhe, Heidelberg, Amsterdam, New York, Londra,  Sidney, Parigi, Roma, Atene, Bari, Matera, Cerignola, Policoro, Ascoli Satriano, Pazin (Croazia), Buje (Croazia),  Parma. Curatore di eventi Internazionali quali “Women in…Art, Xchange, attualmente è art director per le arti visive e performative di Artoteca Vallisa, Santa Teresa dei Maschi-Bari e presidente dell’A.P.S Federico II Eventi.

Prima di porgli alcune domande per conoscerlo meglio, ecco un piccolo viaggio nella sua pittura:

 

Ciao Miguel, da dove nasce il tuo amore per l’arte e da cosa trai ispirazione?

Sono nato nel mondo artistico, figlio d’arte, mio padre era un artista nella Parigi degli anni sessanta e grazie a lui ho avuto la fortuna di frequentare gli atelier di Salvador Dalì, Pablo Picasso, Bernarde Dubufett ed altri artisti, la frequentazione di questi artisti ha fatto sì che nascesse questo amore per l’arte che non mi ha più abbandonato.

Che lingua parla la tua arte?

Ho avuto diversi linguaggi artistici e continuerò ad averne, le prime opere erano ispirate agli impressionisti, poi un balzo nel surrealismo, oggi lavoro in più campi dell’espressione d’arte oltre alla pittura, videoart, performing art, installazioni, body art. Nella pittura ho abbandonato la forma surrealista per creare una espressione che avvicina due tecniche molto distanti tra loro, tratto la figura con campiture
piatte tipo pop art con queste campiture messe le une accanto alle altre ottengo l’effetto del volume dell’immagine il tutto poi viene trattato con velature tipiche della pittura del rinascimento.

A cosa stai lavorando in questo periodo e cosa stai progettando?

Il progetto a cui lavoro in questo periodo si chiama la Bellezza Violata, non dico di più perchè a breve ci sarà una mostra di queste opere.

Ci racconti del tuo rapporto con Santa Teresa dei Maschi e con la Contraccademia?

Io sono il fondatore della Contraccademia e Santa Teresa dei Maschi è il luogo giusto per accogliere un gruppo d’arte, un laboratorio condiviso, una scuola d’arte e una galleria. Queste sono le motivazioni che mi hanno portato a far nascere il laboratorio/galleria denominato “Contraccademia”, l’arte come germoglio di condivisione, incontro/confronto, d’altronde è storia che i grandi del 900 sono tutti nati all’interno di movimenti in cui gli artisti si confrontavano e scontravano in continuazione. Purtroppo dopo gli anni sessanta si è fatta sempre più forte l’idea dell’artista individualista, personalità isolata da tutti gli altri, favorita e sostenuta dalle nuove leggi di mercato e consumo che nulla hanno a che fare con la cultura dell’animo umano. La nostra sarà una utopia oppure una velleità, ma crediamo fortemente all’idea che l’arte sia una ispirazione da condividere, una occasione di comunione. Non è un caso che la sede del luogo in cui Contraccademia svolge le attività espositive e laboratoriali sia una Chiesa del 1600, Santa Teresa dei Maschi, nel borgo antico della città di Bari, città che storicamente accoglie e condivide e certamente una chiesa è il luogo che più si adatta all’incontro, alla comprensione, allo scambio, alla trascendenza di cui l’arte deve essere sempre colma. Nello spazio di Santa Teresa dei Maschi, il pubblico può contemporaneamente guardare una mostra e vedere artisti al lavoro o che discutono, chiunque potrà inserirsi nel dialogo, oppure osservare come nasce un’opera.

Come ti sta influenzando artisticamente lavorare insieme e dipingere in chiesa?

Condividere tecniche, pensieri, idee, confrontarsi, è già un’arte perchè questo bisogna saperlo fare ad “arte” per non cadere nel banale oppure nella saccenteria, ambiguità, pettegolezzi, egoismi e ipocrisie, è un’arte saper condividere e comprendere. Ovviamente lo stare insieme induce ognuno a crescere tecnicamente, intellettualmente , in sintesi lo stare insieme non è facile ma avvia una crescita umana basata sulla condivisone e sul proprio lavoro e si mette al servizio di quel pubblico che pensa che l’arte sia un incontro, una occasione: un pensiero in libertà e di libertà.

Essere artista al giorno d’oggi cosa significa per te?

Questo lavoro è meraviglioso perchè usa tanti codici di comunicazione, plasmare la materia, il segno, il colore, creare è una sensazione bellissima è entrare in comunicazione con la parte più profonda dell’animo. L’Arte è innanzi tutto la rappresentazione della realtà interiore che trova espressione nella realtà esteriore.

Quando si stabilisce una comunione fra l’artista e lo spettatore è arte perfetta, perché l’artista è riuscito svelare uno stato emozionale e una voglia di comunicazione, di sentire e intuire la realtà vista con gli occhi dell’animo. Quello che cambierei, dovrei scrivere un libro su quello che cambierei ma mi limiterò a questi tre punti: politica, critici, finanza.

Oggi nella nostra società il vero ruolo dell’artista è diventato quasi insignificante. L’artista, spesso, non cerca più di smuovere gli animi, un dipinto, una scultura, una installazione trova interesse come posto da assegnare all’interno di un arredamento. L’artista si amalgama con la realtà sociale e si lascia frustrare dalla sua stessa ambizione arrecando danno all’arte, da osservatore della società diventa complice del virus sociale che ha infettato lo stato emozionale dell’essere artista. Ovvio non è solo l’artista l’unico responsabile di questo disfacimento, ma lo sono in egual modo anche la politica e la critica d’arte.

La politica in quanto funzione pubblica in Italia, rispetto all’arte contemporanea, dovrebbe tutelarne la natura di bene comune, garantirne l’indipendenza e assicurarne la fruizione, la politica dovrebbe creare le condizioni affinché l’arte si sviluppi. Purtroppo in Italia non sfugge il fatto che come Paese di grande storia artistica e culturale, sia da decenni ‘scomparso’ dal mondo artistico internazionale, dagli anni sessanta ad oggi non c’è ‘movimento’ artistico che abbia dato una rilevanza al nostro Paese.

Questo grazie agli scarsissimi contributi, spesso elargiti anche come clientelismi elettorali, che lo stato e le amministrazioni locali hanno stanziato per lo sviluppo contemporaneo dell’arte; questo atteggiamento pubblico priva l’arte contemporanea italiana di artisti e di conseguenza annulla la potenzialità che noi potremmo avere grazie al contributo derivante da una così ricca e significativa storia. Poi ci sono i Critici che ormai elogiano il nulla concussi con un mondo della finanza che li usa per spostare le “mode d’arte” in base alle proprie esigenze. Mi fermo qui perchèsarebbe lungo il discorso, queste sono le cose importanti che cambierei, se un artista è capace di creare con onestà intellettuale, allora sarà in grado di emozionare, se all’onestà intellettuale poniamo innanzi il mercato, l’arroganza, la politica le opere resteranno per sempre mute anche se si scriveranno su di esse milioni di parole.

Arte e Social come utilizzi il web per raccontare la tua arte?

I social sono un ottimo strumento di comunicazione per gli artisti, si può girare il mondo e creare contatti e di conseguenza opportunità, ma è mia convinzione che non bisogna eccedere, ossia il web non è la nostra galleria virtuale ma una galleria che debba suscitare interesse e attenzione ma su cui non si deve pubblicare tutta la produzione, deve essere il sistema per avvicinare più persone al mondo dell’arte.
Io uso lo strumento social per creare questo interesse al mio lavoro ma senza esagerazione, i social sono come una grande piazza se urliamo in continuazione all’interno di questa piazza virtuale alla fine non ci ascolterà più nessuno.

 

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