BibArt

Perchè Bibart? – La II edizione raccontata da Miguel Gomez

Perché apprezzare e contemplare le opere selezionate ed esposte? Potrei rispondere a questa domanda con questa frase: per universale verità…ossia l’arte che riesce a scrutare e a toccare i sentimenti più nascosti dell’animo umano.

In questa edizione di Bibart ci sono lavori che seguono i canoni della bellezza, del romantico, dell’equilibrio cromatico e opere che talvolta
suscitano fastidio negli astanti. Bibart è l’arte di tutti giorni, quella che ti scruta, che guarda dentro, che si spinge oltre il comune senso di armonia, che ti coinvolge in sentimenti respinti, comunque che si impone all’attenzione, suscitando emozioni sempre forti e contrastanti. L’arte che noi esponiamo è l’espressione di ciò che ognuno di noi prova quotidianamente.

L’arte presentata in questa biennale è quella che non ha bisogno di critici, è diretta, è una riabilitazione del senso comune del gusto del pubblico. Del pubblico che deve riappropriarsi della sua capacita di discernimento che ha perso in oltre 60 anni di storia dell’arte. Una parte di esso è diventata più pigra, l’altra si è allontanata dall’arte perche è diventata talmente concettuale da perdere i concetti e divenire banale fenomeno di scalpore, ricerca ossessiva di originalità, a cui la critica ha dato il suo apporto con fiumi di parole che hanno distolto l’attenzione dalle emozioni che l’arte deve necessariamente suscitare.

I valori di spontaneità, sincerità, naturalezza, immediatezza della fruizione artistica sono stati sostituiti da recensioni critiche che avvalorano o meno un manufatto artistico, il critico che si sostituisce al senso comune dell’arte è una strada senza uscita. L’arte è un prodotto dell’immaginazione, dell’animo umano, dell’inconscio e a differenza degli altri saperi non richiede mediazioni concettuali, deve riconoscersi per la libertà espressiva ed emozionale che possiede, l’artista non deve obbedire alle regole estetiche ed intellettuali della critica perchè deve essere lui stesso espressione di estetica ed intelletto, di sentimenti ed umori diversi e contrastanti e non adeguarsi o addirittura accodarsi servilmente a formule giudicatrici tipiche della critica d’arte.

La realtà ci racconta di una aberrazione dei nostri tempi, quella del silenzio dell’Artista lasciatosi persuadere della necessità di affidarsi alla vena affabulatoria del critico moderno, e di reclamarlo, di fronte ad un pubblico sempre più distratto lungo una mostra che finisce per annoiare, o, ancor peggio, lo fa sentirà ignorante. Noi al contrario vogliamo che le manifestazioni artistiche servano a invece a raccontare il nostro tempo.

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